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Decreto Sostegno 2021: ristori e nuovi aiuti ad aprile per le partite iva

Decreto Sostegno 2021: la prima bozza mostra le prime ipotesi di contributo a fondo perduto per le partite IVA. Superato il problema dei codici ATECO, nessuna filiera verrà esclusa.

 

Scopo del contributo è quello di sostenere le imprese e i lavoratori autonomi in difficoltà a causa delle ripetute interruzioni dell’attività economica necessarie al contenimento della pandemia.

Questo contributo segue i precedenti già previsti da altri provvedimenti emergenziali e se ne discosta innanzitutto per aver superato la classificazione dei CODICI ATECO che aveva penalizzato alcuni operatori.

Naturalmente parliamo ancora di ipotesi seppur accreditate dalla bozza ufficialmente diffusa dal Governo Draghi

Beneficiari del contributo a fondo perduto del Decreto Sostegno

Il contributo a fondo perduto spetterebbe ai soggetti titolari di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che:

  • svolgono attività d’impresa
  • arte o professione
  • possibili beneficiari (recita la relazione illustrativa) anche gli enti non commerciali compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione allo svolgimento di attività commerciali.
Decreto Sostegno 2021: ristori e nuovi aiuti ad aprile per le partite iva
Decreto Sostegno 2021: ristori e nuovi aiuti ad aprile per le partite iva

Condizioni per beneficiare del contributo a fondo perduto del Decreto Sostegno

  1. Il contributo spetta esclusivamente ai soggetti con un ammontare di compensi e ricavi relativi al periodo d’imposta 2019 non superiore a 5 milioni di euro.
  2. il contributo spetta se l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del 2020 è inferiore al 33% dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2019.

Come calcolare il contributo a fondo peduto del Decreto Sostegno, ecco un esempio

In ogni caso, il meccanismo dell’indennizzo sarà quello fin qui previsto: basato non più sui codici ATECO, ma sul calo di ricavi dell’intero 2020 rispetto a quello  2019. Ne avranno diritto solo aziende e professionisti che hanno perso almeno il 33% di ricavi / compensi rispetto all’anno precedente. E saranno previste specifiche aliquote di rimborso, basate sul giro d’affari.

L’ipotesi iniziale, di quattro aliquote dal 30 al 15%, sembra essere stata abbandonata. Ci sono bozze che indicano tre sole aliquote, 20, 15 e 10%, rispettivamente per ricavi fino a 400mila euro, fra i 400mila e 1 milione di euro, e infine fra 1 e 5 milioni di euro. E ora si parla anche di quattro aliquote, partendo però dal 25% (sempre riferito a imprese che fatturano fino a 400mila euro).

Le certezze sulla quantificazione precisa si avranno solo quando verrà approvato il decreto, previsto dal 15 marzo in poi. Quali che siano le aliquote, il meccanismo funzionerà nel seguente modo: si calcola la perdita di fatturato, e a questa cifra si applica l’aliquota prevista per la propria fascia di ricavi.

Esempio, una Partita IVA che fatturava 300mila euro nel 2019 ed ha perso nel 2020 150mila euro di fatturato ( quindi ne ha fatturati soli 150.000), se il decreto stabilirà un’aliquota di rimborso del 25% per chi fattura fino a 400mila euro, allora questa attività avrà diritto a un rimborso pari al 25% di 150mila euro, ossia circa 37mila euro.

Nuovi aiuti ad aprile

Come detto, il Governo inizia anche a pensare a nuovi aiuti. Durigon anticipa che in aprile, in sede di discussione sul DEF (Documento di Economia e Finanza), verrà chiesto un nuovo aiuto per le Partite IVA.

Non ci sono, al momento, altri dettagli sulla tipologia di sostegno che potrà essere prevista (nuovi indennizzi, agevolazioni fiscali, prestiti garantiti).

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