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Milano: 10 cose che non sapevi sul Bosco Verticale

Milano: 10 cose che non sapevi sul Bosco Verticale

Milano Bosco verticale

Il Bosco Verticale di Milano è uno dei grattacieli più famosi al mondo ed ha ottenuto premi prestigiosi.

Le due torri “rivestite non di vetro, ma di foglie, di piante, di arbusti, di alberi, di vita”, progettate dallo studio dell’archistar Stefano Boeri, sono oggi uno degli esempi di architettura più visionari del nostro tempo.

Il complesso residenziale che sorge ai margini del quartiere Isola di Milano, oltre ad essere replicato in più città, come Losanna, Chicago, Utrech e Nanchino, per il suo mix di sostenibilità e design;
è anche stato designato di numerosi riconoscimenti.

Alcuni riconoscimenti

Nel 2014 è stato scelto tra 800 grattacieli di tutti i continenti, aggiudicandosi l’International Highrise Award:
una competizione internazionale che si tiene ogni due anni per l’assegnazione del premio di grattacielo più bello del mondo, per essere “esempio eccellente di rivitalizzazione di un centro urbano”.

Del 2015 è il riconoscimento come “grattacielo più bello e innovativo del mondo”, quando il Council on Tall Buildings and Urban Habitat, promosso dall’Illinois Institute of Technology di Chicago, ha eletto la struttura “Migliore Architettura del Mondo 2015”, in virtù della sua unicità sperimentale.
Lo stesso ente nel 2019 l’ha incluso tra i cinquanta grattacieli più iconici del mondo costruiti negli ultimi cinquant’anni.

Ma ci sono alcune curiosità che non tutti sanno sulla nascita e sullo sviluppo dei due grattacieli.
Ecco alcune curiosità poco note sulle torri dell’architetto Stefano Boeri.

10 cose che non sapevi sul Bosco Verticale

1 – Stefano Boeri era a Dubai nel 2007,  quando gli venne l’idea di costruire un grattacielo rivestito di alberi. L’architetto notò come gli edifici fossero rivestiti di vetro, ceramica o metalli, riflettendo la luce solare e generando calore nell’aria e per terra.
A questo si aggiunse, poco dopo, una ricerca di un suo collega spagnolo, Alejandro Zaera, in cui rilevava che il 94% degli edifici alti costruiti, dopo il 2000, era rivestito in vetro.
Da qui arrivò lo stimolo a progettare due torri biologiche e sostenibili, in grado di ridurre i consumi energetici grazie allo schermo vegetale.

Stefano Boeri Bosco Verticale
Stefano Boeri, Bosco Verticale

2 – La costruzione del Bosco Verticale, affidata alla società altoatesina ZH, cominciò nell’autunno 2009, con l’impiego di circa seimila operai.
Fu caratterizzata prima da una grande lentezza, poi, a causa della grave crisi economica, dalla rinuncia dell’incarico da parte dell’impresa.
A questa si sostituì la Colombo Costruzioni, che riavviò il cantiere a maggio del 2013 e ultimò il Bosco Verticale nell’autunno del 2014.

Le piante

3 – Le due torri, alte 80 e 112 metri, ospitano nel complesso 800 alberi, 15mila piante perenni o tappezzanti e 5mila arbusti. Una vegetazione equivalente a quella di 30mila metri quadri di bosco e sottobosco, concentrata su 3mila metri quadri di superficie urbana.

I benefici sono molti, a partire dal fatto che la vegetazione filtra i raggi solari, generando un accogliente microclima interno senza effetti dannosi sull’ambiente.
Inoltre, regola l’umidità, produce ossigeno e assorbe CO2 e polveri sottili e ha dato vita a un habitat che ha attirato numerose specie di animali (tra cui circa 1600 esemplari di uccelli e farfalle), stabilendo un avamposto di spontanea ricolonizzazione vegetale e faunistica della città.

 

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4 – A partire all’estate 2010, le piante destinate a essere impiantate sulle torri sono state pre-coltivate in una speciale nursery botanica per abituarle a vivere in condizioni simili a quelle finali.

5 – La manutenzione e la cura del verde sono una parte fondamentale per la vita e la crescita nel tempo dell’organismo abitato.
Ecco perché ogni aspetto relativo alle piante è demandato ai “Flying Gardeners”:
una squadra specializzata di arboricoltori-scalatori che, con tecniche da alpinismo, una volta all’anno si cala dal tetto degli edifici per eseguire la potatura e la verifica dello stato delle piante, nonché la loro eventuale rimozione o sostituzione.

Milano, Bosco Verticale the flying gardners
Milano, Bosco Verticale: “Flying Gardners”

6 – Tutto ciò che riguarda la cura delle piante è gestito a livello condominiale, in modo tale da mantenere il controllo dell’equilibrio antropico-vegetale.
Anche l’irrigazione è centralizzata: i fabbisogni delle piante sono monitorati da un impianto a sonde controllato digitalmente in remoto, mentre l’acqua necessaria è attinta in larga misura dal filtraggio degli scarichi grigi delle torri.

7 – A causa del transito ferroviario delle linee della metropolitana M2 e M5, è stato necessario creare un sistema di dissipazione dell’energia che smorzasse efficacemente le vibrazioni e mantenesse il benessere acustico dei residenti delle due torri.

Prezzi e servizi

8 – Tematica prezzi.
Nel 2013, prima del termine dei lavori, i prezzo dei 110 appartamenti delle due torri si aggiravano intorno ai 7mila euro al metro quadro, con punte di 9mila per i piani più alti.
A distanza di sei anni, i numeri sono praticamente raddoppiati:
alcune unità abitative sono state vendute a oltre 15mila euro al metro quadro, a causa dei premi e della fama di quello che oggi è uno dei complessi residenziali più esclusivi e alla moda di Milano.

9 – I servizi di cui il Bosco Verticale è dotato sono: vigilanza 24 ore su 24, sette giorni su sette, un salone comune a disposizione per le feste, personale addetto alla cura del verde, manutenzione dei giardinetti pubblici circostanti, palestra e piscina all’interno.
Le spese condominiali ordinarie si aggirino intorno ai 1500 euro al mese.

10 – Avete mai giocato a Taboo?
Ebbene, il Bosco Verticale è diventato una parola del gioco di società, ideato da Brian Hersch.
Lo annuncia lo stesso Boeri su Twitter con una foto che mostra la carta.
Per far indovinare alla propria squadra il nome dell’edificio, il giocatore di turno ha il divieto di usare le parole ‘Milano’, ‘grattacielo’, ‘Boeri’, ‘alberi’, ‘foresta’. Nella stessa carta compare la parola ‘fuga’, di qui lo scherzo dell’architetto, che scrive:

Fonte: Corriere della Sera

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