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Milano: chiese che diventano hotel, musei o discoteche

Milano: chiese che diventano hotel, musei o discoteche

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Milano e la trasformazione urbanistica: chiese che diventano strutture alberghiere, musei o club.

La trasformazione

La chiesa del Cristo Re di via Colleoni, sconsacrata dai ormai quattro anni, da luogo di preghiera, diventa un quattro stelle di zona Portello-Fiera.

Tuttavia, non ha perso del tutto il proprio volto: la catena alberghiera Nh, infatti, ha voluto trasformare conservando.

L’abside è sempre la stessa, ma è stata ripensata per essere trasformata in reception.

Niente più panche, statue sacre e candelabri ma la facciata esterna conserva il proprio impatto solenne ed evocativo.
Così, il transetto sarà prolungato dando forma al ristorante, mentre la facciata in stile neorinascimentale, con il suo grande arco, rappresenterà il tratto distintivo dell’hotel.
Così sta per concludersi la metamorfosi della ex chiesa

 

Altre chiese di Milano trasformate

Non è la prima volta che succede a Milano.

San Carpoforo, in piena zona Brera, San Paolo Converso, all’incrocio fra corso Italia e piazza Sant’Eufemia, San Sisto al Carrobbio che oggi ospita il civico museo-studio Francesco Messina.
Poi locali del divertimento notturno: il Gattopardo di via Piero della Francesca e la Chiesetta di via Lomazzo. Meno recenti ci sono San Pietro dei Pellegrini a Porta Romana e la Rotonda della Besana.

Monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, ha fatto una premessa:

“La trasformazione di chiese in luoghi cittadini d’altro tipo è un fatto già visto e fa parte del rapporto in continua evoluzione tra la chiesa cattolica e la città”.

Bressan ricorda, infatti, che, se da un lato ci sono diversi luoghi di culto sconsacrati, dall’altro c’è la domanda della diocesi di avere spazi per una presenza nei disegni dei quartieri della futura Milano:
a partire dagli scali ferroviari.

Anche il viario dell’arcivescovo Mario Delpini ha espresso il suo pensiero al riguardo:

“Per noi ogni chiesa cancellata è una ferita ma, per esempio, quella di via Colleoni non era una chiesa parrocchiale e attorno non ci sono stati nuovi insediamenti di cittadini.
Semmai si tratta di accompagnare la città che si trasforma e di porci la domanda sul modo in cui la chiesa possa essere presente nella nuova realtà urbana».

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