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Milano, Fontana non esclude la riapertura delle scuole da lunedì

Sulla riapertura delle scuole da lunedì,
Fontana: “Non escludo nulla, non ci sbilanciamo”

Visto l’andamento della situazione epidemiologica, da venerdì 5 marzo, tutte le scuole della Lombardia sono chiuse.

Questa situazione rappresenta un problema sia per molte famiglie che per molte attività economiche.
La questione non riguarda solo gli studenti, i primi coinvolti in questa scelta, ma anche l’organizzazione familiare.

Interrogato sulla questione della riapertura delle scuole da lunedì, il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, risponde:

“Non escludo nulla, non ci sbilanciamo.
Valutiamo con cautela, con attenzione e con serietà la situazione.
L’evoluzione è talmente rapida che fare anticipazioni rischia di essere assolutamente fuori luogo.
Si deve monitorare la situazione giorno dopo giorno come stiamo facendo.

Ci sono delle zone in cui i numeri leggermente stanno migliorando.
Guardiamo con ottimismo a questi numeri che stanno migliorando e
speriamo che si estendano a tutta la Regione”.

Milano, la situazione attuale delle scuole

Al momento, tutte le scuole della Lombardia rimarranno chiuse anche per tutta la settimana corrente:
istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo grado e secondo grado, istituzioni formative professionali secondarie di secondo grado (IeFP), Istituti tecnici superiori (ITS), percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS) e scuole dell’infanzia.

Le uniche eccezioni riguardano gli studenti con particolari esigenze educative: disabili o coloro che hanno bisogno dell’insegnante di sostegno.
Rimangono aperti e funzionanti, invece, i nidi, i micro nidi e le sezioni primavera.

milano scuole chiuse
Lombardia, scuole chiuse

Centra la variante inglese?

Gli esperti confermano che “le condizioni di un rapido peggioramento con un’incidenza in crescita in tutti i territori della Lombardia, anche in relazione alle classi di età più giovani” sono dovute in parte alle nuove varianti in circolazione.

Andrea Crisciante, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, spiega la differenza di trasmissibilità del virus nei bambini tra la prima ondata di coronavirus e l’attuale situazione in peggioramento causata soprattutto dalla variante inglese:

“Con la prima i bambini avevano una resistenza da 20 a 30 volte maggiore di un adulto e questo ha permesso di lasciare aperte le scuole materne.
La variante inglese, invece, ha rotto questa barriera e si diffonde bene anche in bambini fino a 5 anni.
È cambiato il quadro epidemiologico, ignorarlo comporta il rischio di aumentare i contagi.
È giusto che si prenda in considerazione la nuova caratteristica del virus.
L’agenda la detta il virus, se cambia il virus devono cambiare le misure”.

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