Milano, la protesta del mondo della musica live a San Siro

Milano: a San Siro la protesta del mondo della musica live.

Agli Stati generali aderiscono gli organizzatori di eventi, i grandi e piccoli operatori ma anche una moltitudine di gestori di locali da tutta Italia. Sono moltissimi gli artisti che hanno aderito e parteciperanno anche a distanza.

Al momento il dpcm impone niente concerti, niente consolle, niente balli.
Nel pomeriggio di oggi in tribuna rossa, dentro lo stadio di San Siro, gli Stati generali della musica live convergono  per protestare.

Si riuniscono produttori e rappresentanti delle associazioni di categoria da tutta Italia, con una lista lunghissima di artisti che hanno aderito e seguiranno da remoto.

Obiettivo

L’obiettivo è presentare un pacchetto di proposte e richieste, destinate al ministero della Cultura per sbloccare il loro settore, di fatto fermo dal marzo 2020.
L’appello viene lanciato nel luogo simbolo di concerti storici, mentre il Comune da mesi è inondato di richieste per organizzare eventi fino al 2023, alcuni già saltati o in bilico per l’incertezza, da Bruce Springsteen, agli Ac/Dc.

Le proteste dal mondo della musica

Fedez: “I comizi affollati sono uno schiaffo al mondo dello spettacolo, il riferimento è alla folla per un incontro elettorale con l’ex premier Giuseppe Conte. Domani la propaganda continuerà e invece i concerti no”.

Federico Gardenghi, 17 anni, ha iniziato della carriera alla consolle a 7, come più giovane dj al mondo.
Prima del Covid era chiamato in tournée dappertutto, in Italia e all’estero. In un post Instagram scrive:

“Ai vostri comizi, al calcio e agli eventi nei quali c’è qualche interesse istituzionale viene dato il via libera con migliaia di persone.
A Milano e in tutta Italia invece le discoteche sono costrette a fare eventi abusivi per sopravvivere. Io non ce la faccio più a non suonare, sono 600 giorni che non salgo su un palco.
La legge è uguale per tutti? Dimostratelo”.

Aderenti

Agli Stati generali di oggi aderiscono grandi e piccoli operatori (da Live Nation a Friends & Partners, da Trident a VivoConcerti, e ancora D’Alessandro e Galli e Vertigo), ma anche moltissimi locali.
Il Fabrique, 3.200 posti, è chiuso dal marzo 2020:

“Milano è diventata grande anche con gli eventi live, il piano vaccinale sta andando bene, eppure con il green pass non possiamo ballare e fare concerti? Chiediamo date certe”, si rammarica il proprietario, Daniele Orlando.

“Così facendo si incoraggiano i locali che ricorrono a sotterfugi per non morire. All’estero le regole sono chiare e le attività alla luce del sole”, afferma Rudeejay, 35 anni, anche lui decine di migliaia di follower sui social, produttore discografico e conduttore radiofonico, oltre che dj di casa al Gate Milano.

Per vedere quei sotterfugi, basta seguire i movimenti dei giovani nel weekend:
come sabato scorso, fuori da due discoteche, entrambe nel cuore della città.
Non si può ballare, si usa la formula lounge bar. Ingresso 40 euro, la serata inizia dopo mezzanotte.
Alle 2 del mattino, fuori dai locali, c’erano ancora centinaia di adolescenti, molti minorenni.
Tutti sanno, pochi ne parlano: si entra di fatto senza bisogno di carta di identità e il green pass spesso è “moltiplicato” (basta uno screenshot col telefono e la foto della certificazione verde di un maggiorenne viene “prestata” ad altri).

Fonte: Corriere della sera

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