Il lato oscuro del lavorare da casa
Dopo quasi un anno dall’inizio della pandemia, è arrivato il momento di fare i conti con le conseguenze dello stress e delle nuove abitudini dettate dallo smart working.
Minore attività fisica
In primo luogo, lavorare da casa ha comportato una notevole riduzione degli spostamenti e conseguentemente dell’attività fisica, complice anche la chiusura delle palestre. La fusione dell’ambiente casalingo con l’ambiente lavorativo ha comportato una mancanza di barriere tra la sfera privata e quella professionale.
Infatti, come spiega, la psicologa clinica della NYU Langone Health Jessica Stern:
“Può essere molto difficile passare da un set psicologico all’altro, dalla vita lavorativa a quella personale, e sentiamo l’obbligo di mantenerci produttivi anche durante il nostro tempo libero. (…) Per molte persone, il tragitto tra la casa e il luogo di lavoro garantiva il tempo necessario a cambiare la propria impostazione mentale, e, ora che tante non vivono più questo passaggio, il tempo che intercorre tra la modalità psicologica personale e quella lavorativa tende a mischiarsi.”

Rischio di abuso di alcol
È aumentato il consumo settimanale di alcol: in Italia, come è accaduto in altri Paesi del mondo, si sono moltiplicati i casi di depressione a causa dell’isolamento e dell’incertezza verso il futuro, mentre crescono le fragilità e il ricorso a psicofarmaci ed all’alcol come rimedio.
Isolamento sociale
La mancanza di contatto vis-a-vis con i colleghi associato all’impossibilità di relazioni, induce alla chiusura ed alla solitudine, tuttavia la Stern ci rassicura:
“Un sacco di persone scherzano sul fatto che stanno perdendo la loro capacità di socializzare; ma non dobbiamo preoccuparcene in maniera troppo penalizzante. (…) Gli esseri umani sono animali sociali. Siamo programmati per essere capaci di socializzare. Su una scala più ampia, non dobbiamo preoccuparci che la nostra abilità di socializzare sia andata persa.”
Fonte: Vice