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Gli effetti collaterali del vaccino contro il covid secondo dose

Gli effetti collaterali del vaccino contro il covid secondo dose

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Come qualsiasi altro farmaco, anche il vaccino contro il coronavirus SARS-CoV-2 può innescare degli effetti collaterali.
Nella stragrande maggioranza dei casi, fortunatamente, si tratta di sintomi lievi e transitori, che tendono a sparire nel giro di 24-48 ore.

Gli effetti più comuni

I più comuni sono sono dolore al sito dell’iniezione, arrossamento/gonfiore sul braccio, affaticamento, mal di testa, dolori articolari e muscolari e febbre.
Con i vaccini, del resto, alcune reazioni sono anche un “segnale” che il principio attivo sta facendo il proprio dovere, cioè stimolare il sistema immunitario a reagire contro l’antigene.
Si tratta del “grimaldello biologico” che il patogeno sfrutta per agganciarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, riversare all’interno l’RNA virale e avviare la replicazione, che a sua volta determina l’infezione (chiamata COVID-19).
Producendo anticorpi neutralizzanti contro questa proteina, si impedisce l’attacco alle cellule e dunque si previene la malattia, soprattutto la forma grave e la morte in caso di esposizione al coronavirus.

Le dosi: Pfizer, Moderna e Johnsons & Johnson

Come emerso dagli studi clinici, l’effetto collaterale più comune che segue dopo l’inoculazione dei vaccini di Pfizer, Moderna e Johnsons & Johnson è il dolore/gonfiore al sito dell’iniezione. Durante i trial clinici questo sintomo è stato riferito dall’84% dei vaccinati col BNT162b2/Tozinameran di Pfizer-BioNtech; dal 92 percento di quelli trattati con l’mRNA-1273 o CX-024414 di Moderna-NIAID; e dal 49 percento di chi ha ricevuto il monodose Ad26.COV2.S o JNJ-78436735 di Johnsons & Johnson. L’affaticamento è stato osservato nel 65 percento dei vaccinati con Pfizer e Moderna e quasi nel 40 percento di quelli trattati Johnson & Johnson.
Per quanto concerne il vaccino russo Sputnik V, il dolore al sito dell’iniezione è stato rilevato nel 60 percento dei partecipanti agli studi clinici; febbre nel 50 percento; cefalea nel 43 percento; stanchezza nel 30 percento circa e dolori muscolari-articolari nel 25 percento.

 

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