Con un atto di amore per la città, lo stilista ha scelto e continua a scegliere Milano
Una sfilata senza pubblico, impossibilitato dal riempire palazzo Orsini a causa delle regole anti contagio, per presentare (online) la nuova collezione Privé di Armani, intitolata “Omaggio a Milano”.
La nuova collezione di Re Giorgio vuole invitare il pubblico a mantenere un contatto con la vera bellezza, con colori e abiti colorati e leggeri, per provare a vivere – seppur per qualche istante – un momento sereno, restando in attesa di un completo ritorno alla normalità.
Il messaggio di Giorgio Armani
“Mi piace pensare che a Milano”, chiosa in uno dei salotti della dimora nobiliare seicentesca che ospita per la prima volta la passerella della sua alta moda, “si può camminare per strada senza essere rincorsi da qualcosa o qualcuno”.
E magari farlo in uno dei tailleur gioiello in seta, cashmere e lamé, tutti bordati di fili di cristalli, che aprono la sfilata, prima di cedere il passo a una serie di meraviglie: capolavori in velluto di seta tutti ricamati di cristalli, tuniche scivolate di satin con collane-gilet, abiti con scollo ornato di ventagli di plissé incrostati di gemme, creazioni di tulle con cascate di jais, pantaloni sottili e lunghi top con motivi di fiori o conchiglie. Tutto leggero e colorato, dal rosso magenta al verde acqua, dal grigio al greige fino al bliu cobalto del meraviglioso abito di tulle corteccia costato 3 mesi di lavoro che chiude la sfilata.

A vederla così, sembrerebbe una collezione nata in un momento di ottimismo, ma in realtà è più un invito, un “esortare la gente a ritrovare il bello vero. Che bello”, riflette Armani, “recuperare la natura: è quella che ci permette di fare anche le mattane su TikTok, perché la terra va rispettata, se non lo fai la banca non c’è, i denari non servono.
La terra ci protegge e dobbiamo esserne rispettosi. Per i giovani, inoltre, credo sia stato bello recuperare una dimensione del vivere al di là dei locali di moda e delle tendenze”.
Così la sua collezione di alta moda “non è un’operazione a scopo di lucro ma è un mantenere il contatto con la bellezza, ciò che la moda dovrebbe essere”.
Di tutto questo, Armani aveva parlato in una lettera aperta a inizio pandemia, “un messaggio forte che forse”, dice oggi, “ha dato fastidio a qualcuno, hanno detto ‘hai ragione’ ma poi hanno continuato” per la loro strada, quella del “fatto per primi, dell’eccentricità spinta, fregandosene del seguito”. Invece – è il suo insegnamento di sempre – “bisogna rinnovare il vestito con dettagli che lo rendono nuovo ma portabile”. Perché “le regole”, conclude, “servono non a essere soffocati, ma a vivere bene”.