Indispensabile dispositivo di protezione, è necessario ora pensare allo smaltimento di questi oggetti altamente inquinanti.
Lo studio dell’Università Milano-Bicocca
Una singola mascherina chirurgica gettata irresponsabilmente, dai marciapiedi alle spiagge rilascia migliaia di fibre microscopiche che minacciano l’ambiente marino, fino a 173mila microfibre al giorno. Questo il risultato della ricerca condotta da un team di chimici del dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca.
Lo studio ha approfondito il processo di degradazione delle mascherine e dei suoi componenti, presenti nei tre strati.
Il lavoro è stato condotto sottoponendo mascherine usa e getta ad esperimenti di invecchiamento artificiale.
L’obiettivo? Analizzare la degradazione data dagli agenti atmosferici e dalla radiazione solare.
Il processo infatti può durare molte settimane, fino a raggiungere il mare, dove poi viene trascinato dal moto delle onde.
È qui che avviene il maggior rilascio di microfibre.
Le conseguenze per la flora e fauna marina
Oltre agli strati della mascherina ci sono poi gli elastici e la barretta metallica per stringere il dispositivo in maniera adeguata sul naso.
Circa il 75% delle mascherine nel mondo finisca nelle discariche, o peggio negli oceani.
Durante il solo 2020 sono finite negli oceani oltre 1 miliardo e mezzo di mascherine, contribuendo a creare problemi alla flora e alla fauna marina. A complicare ancora di più la situazione sono i tempi necessari affinché una mascherina si degradi: si stima infatti che servano circa 450 anni prima che un dispositivo di protezione individuale si decomponga completamente.