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Milano: lo smart working e il silenzio delle torri deserte

Milano: lo smart working e il silenzio delle torri deserte

Torri uffici vuoti milano

Lo smart working svuota strade e grattacieli: dal 90% di Allianz, al 50% di Pwc, fino al modello Fastweb.

L’unico segno di vita all’ora di pranzo, nella nuova piazza Olivetti, è una donna che porta a passeggio il cane davanti alla sede di Fastweb.
Pochi bar aperti, qualcuno che fa stretching nella vicina area verde mentre si sentono i rumori dei cantieri che completeranno il progetto Symbiosis firmato Covivio.

 

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Fastweb e i sindacati hanno prorogato fino al 30 giugno 2022 l’accordo sullo smart-working: tutti i dipendenti possono scegliere giorno per giorno se andare in sede o lavorare da remoto.
Uffici ancora deserti ma, d’altra parte, lavori che proseguono per cambiare il volto dell’ex zona industriale attorno allo scalo Porta Romana, nella riqualificazione simboleggiata dalla Fondazione Prada.

Il “building D“, spiega Covivio, “verrà consegnato entro la fine dell’anno” ed è già pre-locato al 50% alla farmaceutica Boehringer Ingelheim, al gruppo Mars-Royal Canin Italia e, poi, anche ad AniCura Italia.
E nella grande partita Scalo Romana, in tandem con Coima e Prada, “tutto procede secondo i piani”, secondo il gruppo francese dell’immobiliare che ha appena completato anche la prima fase del business district The Sign.

Strade semideserte anche, a un chilometro e mezzo di distanza, davanti al Centro Leoni di via Spadolini,
complesso che ospita multinazionali come Bic e Accenture.

 

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Stessa scena a CityLife, dove le tre torri sono ancora vuote o “dimezzate“.
“Le presenze a marzo sono state mediamente mille al giorno”, spiega Luca Ruggi, Hr Director di PwC Italia, proprietaria della Torre Libeskind.
“La Torre, ad oggi, è stata riconfigurata per una presenza massima pari a 1.300 persone, circa il 50% degli spazi a regime”.

Allianz, con quartier generale nella Torre Isozaki, spiega che “le persone presenti al momento sono circa 300, tutte su base volontaria, pari a circa il 10% dei dipendenti”.
Numeri simili anche nella Torre Hadid, di Generali.

 

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Lo smart working, anche dopo la pandemia, potrebbe coinvolgere circa il 30% dei lavoratori a Milano, rivoluzionando l’idea di ufficio.
Colossi dell’immobiliare come Coima confermano investimenti e progetti, nonostante un anno difficile.
Covivio assicura che gli uffici “anche dopo la pandemia resteranno una scommessa immobiliare importante” e, in futuro, “saranno sempre più “smart“ e connessi, a supporto dei nuovi modelli di lavoro ibridi”.

Ma il grosso punto interrogativo è come rendere sostenibili economicamente grossi spazi già occupati dalle aziende e sottoutilizzati.
Francesca Zirnstein, di Scenari Immobiliari sottolinea:

“Sugli uffici Milano ha retto meglio rispetto alla media realizzando un -10% in termini di metri quadri scambiati e un -15% del fatturato nel 2020.
La domanda è ancora molto cauta e si potrebbe tornare a livelli pre-Covid nel 2022.
Le tre torri non rimarranno vuote mentre sono più a rischio ambiti costruiti negli anni ’80 e ’90, ad alto impatto energetico”.

Spazi che rischiano fare la stessa fine di tante ex aree industriali, dismesse e abbandonate al degrado.

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