Obbligo di Spid, Cie o Cns per i servizi della pubblica amministrazione

Spid, Cie o Cns: è entrato in vigore l’obbligo per accedere ai servizi della pubblica amministrazione.

Da oggi, 1 ottobre, l’accesso a tutti i servizi digitali delle pubbliche amministrazioni sarà consentito solo con il sistema pubblico di identità digitale (Spid), la carta d’identità elettronica (Cie) o la carta nazionale dei servizi (Cns).
Tutte le altre credenziali utilizzate finora non risulteranno operative.

I professionisti e le imprese

Un cambiamento che vale per i cittadini, ma non per i professionisti e le imprese.

Per questi ultimi la data del cambio di chiavi non è stata ancora definita; nel frattempo, le vecchie credenziali continueranno a funzionare.

La transizione

Ora che il quadro legislativo è nuovamente chiaro, i professionisti possono pensare a come organizzare nel futuro la loro attività online verso i siti della Pa:
in particolare agenzia delle Entrate, Inps e Inail, le tre amministrazioni sulle quali si indirizza la gran parte del traffico digitale degli studi.

I quattro Spid

Bisogna, quindi, riflettere su quale tipologia di Spid puntare (a meno che non si decida di scegliere la Cie o la Cns).

Pasquale Chiaro, direttore marketing di Infocert, uno dei nove identity provider che rilasciano Spid ha così spiegato:

“Ci sono quattro tipi di identità digitale quello per la persona fisica, quello professionale per la persona fisica, quello per la persona giuridica e quello a uso professionale per la persona giuridica.
Gli ultimi due esistono sulla carta, perché al momento non ci sono service provider che accettano lo Spid persona giuridica e quello a uso professionale per la persona giuridica non è ammesso da Entrate, Inps e Inail”.

La scelta è, dunque, tra lo Spid personale e quello personale per uso professionale:

“Per uno studio vedrei meglio l’ultimo, perché si tratta di strumento pensato per essere usato in contesti lavorativi”.

Costi

Mentre, però, lo Spid personale è gratuito; quello professionale ha un costo che varia, a seconda di quale si sceglie tra i quattro provider che finora lo rilasciano, da 25 a 35 euro l’anno.

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