Smart working, nella PA torna la presenza in ufficio

In arrivo il Dpcm che ridefinisce l’ordinaria presenza in ufficio, stop smart working.

Alla luce dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro, arriverà un Dpcm che renderà di nuovo ordinaria la presenza in ufficio dei dipendenti pubblici.

Lo smart working nella Pubblica amministrazione, dunque, tornerà a passare dall’accordo individuale.
La decisione è scritta nel decreto che sarà approvato oggi, dal consiglio dei ministri.

Si ritorna in presenza

In pratica, con il ritorno ordinario in presenza, l’alternativa rappresentata dal lavoro agile tornerà presto a essere regolata dall’intesa individuale, prevista prima della pandemia, con l’attuazione progressiva del nuovo scenario.
Il provvedimento prenderà piede prima dello scadere dello stato di emergenza, ad oggi previsto per il 31 dicembre.

Si fisseranno meccanismi e contenuti dell’accordo individuale, che potrà essere anche a tempo indeterminato ma prevederà la possibilità di revoca unilaterale senza preavviso in caso di “giustificato motivo”.

Le tre fasce

L’intesa individuale dovrà indicare le giornate dedicate al lavoro a distanza e quelle in cui è prevista la presenza in ufficio; fissare le “modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro” ma anche “le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore» nei periodi della giornata in cui il lavoro non potrà fare capolino.
Nell’intesa saranno poi definite puntualmente per ogni lavoratore le tre fasce previste fin dalle bozze di luglio: quella di «operatività”
, in cui si colloca l’attività piena;
quella di «reperibilità», in cui si mantiene la possibilità di essere contattati via telefono o mail;
ed, infine, quella di «inoperabilità» che coincide con le 11 ore consecutive di riposo da assicurare a ogni dipendente.

Green pass

Il decreto governativo sul green pass e il contratto nazionale che per la prima volta si concentra anche sul lavoro agile non sono in contraddizione.
Perché l’obiettivo del governo è il superamento del lavoro a distanza emergenziale, e non la cancellazione integrale dello smart working.

Smart working “in condizioni di particolare necessità”

La bozza dell’Aran, che ovviamente non è definitiva perché sottoposta al confronto con i sindacati, per ora conferma la corsia preferenziale da riservare ai “lavoratori in condizioni di particolare necessità”, come ad esempio i portatori di handicap, i caregiver o i genitori di figli fino a 3 anni.
Un’indicazione che non piace ai sindacati, perché sembra fotografare lo smart working come strumento solo assistenziale per particolari categorie.

Dipenderà da come le amministrazioni useranno la propria autonomia (la soglia del 15%, che resterà in vigore, sarà un limite minimo) nell’utilizzo dell’accordo individuale.

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