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Kobe Bryant: 1 anno dalla sua morte

Un anno dalla morte di Kobe Bryant, il lutto che ha sconvolto il mondo del basket

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Kobe Bryant: 1 anno dalla sua morte

 

Un anno e sembra ieri. Tutti, come per altri gravi eventi di cronaca, si ricordano dove erano quando hanno ricevuto la notizia che Kobe Bryant era morto in un incidente di elicottero insieme a una delle figlie, Gianna, mentre si dirigeva a una partita che la ragazza avrebbe dovuto giocare a Los Angeles. Accadeva il 26 gennaio 2020.

Uno choc per il mondo dello sport quello della morte dell’ex giocatore dei Los Angeles Lakers.

Vent’anni e una sola maglia, un solo amore sportivo, quello per il gialloviola. Vent’anni che hanno cambiato il basket: la personalità di Kobe Bryant ha segnato un’epoca anche televisiva. Cinque titoli Nba vinti e quarto marcatore di sempre del torneo di basket più conosciuto al mondo.

Una carriera mostruosa partita da Pistoia, e in particolare da Cireglio, la frazione in cui ha abitato per diversi anni insieme alla famiglia. Il padre Joe, cestista a sua volta, ha rappresentato tra il 1987 e il 1989 un pezzo della Pistoia del basket. E quel ragazzino che nell’intervallo, prima del rientro delle squadre, tirava e segnava già faceva applaudire chi ha avuto la fortuna di vederlo.

Anni in cui il giovanissimo Kobe già incantava nelle categorie giovanili toscane. E sono decine i ragazzi, oggi ultra-quarantenni, che ricordano le partite delle loro squadre contro Kobe. Sì, perché c’è parte di una generazione di appassionati toscani che possono oggi dire di “aver giocato contro Kobe Bryant”.

Il suo amore per l’Italia e per il Milan

L’Italia è sempre stata nel suo cuore. È stata una seconda patria e un’altra casa dove riposarsi tra un record e un altro. Kobe Bryant era ‘italiano’ fino al midollo. Ha amato follemente Napoli e Capri e spesso passava le sue vacanze con la famiglia sull’isola Azzurra o tra le Cinque Terre e il golfo napoletano. Una folle passione che lo portò non solo a rimanere a bocca aperta davanti alle bellezze del nostro paese, ma anche davanti a grandi campioni dello sport, leggendari quanto lui. Tra questi anche molti calciatori rossoneri.

“Ho sempre tifato per il Milan: se mi tagliassero il braccio sinistro, sanguinerei rossonero. Da quello destro, invece, esce il gialloviola dei Lakers – ha dichiarato Kobe Bryant pochi mesi fa – Ho sempre tifato per il Milan, lo seguo da quando sono piccolo. Non a caso il mio calciatore preferito è stato Van Basten, lo amavo quando giocava nell’attacco rossonero. In quella squadra c’erano anche campioni come Maldini, Gullit, Rijkaard e Baresi”. Una passione rossonera che portò il Milan ad invitarlo a Milanello nel 2013. Kobe varcò il cancello del centro sportivo milanista con la maglia rossonera addosso e con il sorriso felice di chi aveva appena realizzato un sogno.

Un anno dopo i ricordi si accavallano. Si cerca di onorare al meglio la memoria di Bryant, che non aveva mai abbandonato Pistoia, nella quale era tornato durante alcuni suoi viaggi in Europ, mantenendo le amicizie e anche un buonissimo italiano. Purtroppo le restrizioni da coronavirus impediranno iniziative affollate e commemorazioni.

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