Vaccini contro il coronavirus a confronto: cosa sappiamo?

Differenze trai vaccini utilizzati contro il coronavirus

Al momento in Italia, abbiamo un totale di tre formulazioni vaccinali contro il coronavirus Sars-Cov-2 che sono state approvate per la somministrazione di massa.

Il primo arrivato, in ordine cronologico, è Comirnaty (mRna BNT162b2), la soluzione sviluppata da Pfizer e Biontech,
il secondo è mRna 1273: il vaccino prodotto da Moderna,
ed infine, il terzo ChAdOx1 nCOV19 (AZD1222), è il vaccino sviluppato da AstraZeneca e l’Università di Oxford.

Non è previsto che si possano mescolare dosi di vaccini diversi.

Cosa sappiamo dal punto di vista scientifico di questi vaccini?

Il vaccino di Pfizer-BioNTech: Comirnaty mRna BNT162b2

Si tratta di un vaccino a rna messaggero, il cui utilizzo è indicato per persone dai 16 anni in su.
Viene somministrato attraverso una doppia iniezione (di 0,3 millilitri), a distanza di almeno 21 giorni.

Ciascuna fiala di vaccino può essere conservata fino a 6 mesi a una temperatura tra i -90°C e i -60°C.

Attualmente la stima migliore a disposizione riguardo all’efficacia nel ridurre i casi sintomatici di Covid-19 è del 95%, dato relativo alle sperimentazioni cliniche.
Questo livello di efficacia, che risulta essere valido per tutte le fasce d’età e tutte le condizioni cliniche, è stato dimostrato solo a partire da una settimana dopo la seconda iniezione, ossia a 28 giorni dalla prima somministrazione.

Sul fronte delle reazioni avverse, quelle più frequenti (in più del 10% dei vaccinati) sono lievi e riguardano dolore e gonfiore nel sito di iniezione, mal di testa, dolori muscolo-scheletrici, stanchezza, febbre e brividi.

A oggi non abbiamo indicazioni certe sulla durata della protezione, ma si ritiene che debba essere di almeno 9 mesi.

Al momento gli studi in corso mostrano una buona efficacia del vaccino contro la variante VOC 202012/01 o B.1.1.7 (detta inglese),
mentre è probabilmente inferiore la risposta alla variante 501 Y.V2 o B.1.351 (sudafricana)
e ben poco si sa relativamente alla capacità del vaccino di proteggere da P.1 (variante brasiliana).

Essendo a rna messaggero, il vaccino potrebbe essere modificato in base alle nuove varianti in modo relativamente semplice.

Il prezzo di ciascuna dose del vaccino si aggira sui 12 euro, e l’Italia ne ha finora ricevuti 3,3 milioni di dosi, che dovrebbero salire fino a quota 8 milioni entro fine marzo.
Come noto, il vaccino Pfizer è stato il protagonista assoluto della prima parte della campagna vaccinale italiana, a partire da personale sanitario, ospiti delle rsa e gli ultraottantenni.

Il vaccino di Moderna: mRna 1273

Vaccino a rna messaggero, molto simile a quello Pfizer-Biontech. Vediamo, quindi, le principali differenze.

La somministrazione è indicata per persone dai 18 anni in su e viene somministrato con due iniezioni (di 0,5  millilitri)
a una distanza di 28 giorni l’una dall’altra.

La conservazione a lungo termine deve avvenire a temperature tra i -25°C e i -15°C, e fino a 30 giorni tra i 2°C e gli 8°C.

Ciascuna fiala contiene 6,3 millilitri di soluzione e non deve essere diluita: mediamente, con le siringhe di precisione, si possono ricavare almeno 10 dosi da ciascuna fiala, spesso anche 11.

A oggi l’efficacia dichiarata e validata è del 94,1%, con buona omogeneità su tutte le fasce d’età.

Si ritiene che il vaccino possa garantire questa efficacia a partire da 2 settimane dopo la seconda dose, cioè a 6 settimane dalla prima.

Anche in questo caso le reazioni avverse si registrano soprattutto dopo la seconda dose, e più spesso nella fascia d’età 18-65 anni rispetto ai più anziani.
Gli effetti indesiderati più frequenti sono dolore nel punto dell’iniezione, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, nausea o vomito, brividi, ingrossamento delle ghiandole linfatiche nel braccio dell’iniezione, gonfiore o arrossamento e febbre, ma tutte di lieve entità e per qualche giorno al massimo.

Per il vaccino Moderna il prezzo di ciascuna dose è stato valutato in 14,68 euro, e a oggi l’Italia ha ricevuto poco più di 100mila dosi. Entro la fine del primo trimestre dell’anno dovrebbe essere raggiunto il traguardo di un milione di forniture.

Vaccini a confronto
Vaccini a confronto

Il vaccino di Oxford-AstraZeneca: ChAdOx1 nCov19 

La differenza principale tra questo vaccino e gli altri due è che si tratta di una formulazione basata su un vettore virale non-replicativo,
per veicolare l’informazione genetica che induce il corpo umano a produrre la proteina spike del nuovo coronavirus.

Anche in questo caso occorrono due iniezioni, distanziate di almeno 10 settimane l’una dall’altra.

A intervallo ridotto le stime di efficacia variano tra il 62% e il 70%, mentre con le dosi più distanziate possono arrivare all’82%.

La protezione inizia già dopo 3 settimane dalla prima dose, ma arriva al suo massimo solo dopo 2 settimane dalla seconda iniezione.

Il vaccino può essere conservato a temperature da frigorifero, tra i 2°C e gli 8°C.

La soluzione non va diluita ed ogni fiala contiene tra 8 e 10 dosi da 0,5 millilitri, con la precauzione di non mescolare residui di fiale diverse.

Riguardo alla fascia d’età a cui somministrare il vaccino, in Italia al momento si va dai 18 ai 65 anni per le persone in buona salute.

Anche se l’efficacia è un po’ inferiore, la formulazione AstraZeneca è più semplice da gestire, e anche molto più economica: il costo di ciascuna dose dovrebbe aggirarsi poco sotto i 2 euro.

In Italia sono arrivate finora 250mila dosi di vaccino, ma entro fine marzo si dovrebbe arrivare a 5 milioni.

Secondo l’ultimo aggiornamento del piano vaccinale, nel nostro Paese questa formulazione sarà destinata fin da subito al personale scolastico e universitario, forze dell’ordine, carceri, operatori di altri servizi essenziali non sanitari e a chi soffre di patologie lievi,
tutti al di sotto dell’età massima indicata.

A oggi non ci sono indicazioni precise sulla durata della protezione: certamente arriva ad almeno 2 mesi dalla seconda dose,
ma si pensa possa essere decisamente superiore.

Per le sue caratteristiche, il vaccino AstraZeneca è più difficilmente adattabile alle nuove varianti del virus.

L’azienda ha, però, annunciato una nuova versione del vaccino ad hoc per le nuove varianti in arrivo, presumibilmente in autunno.

Fonte: Wired

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