Zara chiuderà 1200 negozi in tutto il mondo, puntando a incrementare le vendite online. La spagnola Inditex, proprietaria dei marchi Zara, Bershka, Pull & Bear e Massimo Dutti assorbirà tra i 1000 e i 1200 negozi, principalmente i più piccoli: le chiusure saranno soprattutto in Asia e in Europa. Il totale passerà così dagli attuali 7412 a 6700 – 6900 dopo la riorganizzazione, che prevede anche l’apertura di 450 nuovi punti vendita.

Come per altri settori, anche nella moda il coronavirus sta accelerando tendenze che erano già in atto. Una di queste è sicuramente il passaggio all’e-commerce a scapito dei negozi fisici. Un modo per abbattere costi legati all’affitto, al personale e al mantenimento dei locali, senza contare le spese per la sanificazione.
Nel primo trimestre di quest’anno Inditex ha registrato una perdita di 409 milioni di euro con ricavi in calo del 44%. Si è trattato del primo trimestre negativo da quando il gruppo fondato da Amancio Ortega è quotato in Borsa. Da qui la decisione, forse già in programma, di chiudere 1200 negozi per passare dagli attuali 7500 a 6.700/6.900 punti vendita, grazie all’apertura di altri 450 negozi.

Ma già nel 2019 il colosso spagnolo del retail aveva chiuso più negozi di quanti ne avesse aperti. Il dato, inizialmente negativo per un’azienda che fin dalla sua fondazione aveva puntato tutto sui negozi nei centri commerciali e nelle strade più accorsate, si presta ora a una seconda lettura: l’ecommerce era già diventato strategico per il futuro di Inditex.


Nel mese di aprile le vendite online sono quasi raddoppiate rispetto al 2019 e le previsioni parlano di una crescita costante dell’e-commerce. Per sfruttare al meglio questo canale, Inditex ha già programmato investimenti per 2,5 miliardi di euro per migliorare la piattaforma di e-commerce (1 miliardo) e adattare i negozi a diventare centri di distribuzione della merce. L’obiettivo è arrivare a coprire il 25% del fatturato con le vendite online entro il 2022 e battere la concorrenza di H&M e Uniqlo.

Pasquale Marcone