C’è odore di nuova apertura in città, grazie allo chef stellato Andrea Aprea che ha deciso di aprire un ristorante che porterà il suo nome a Milano.
Lo chef stellato Andrea Aprea
Andrea Aprea, classe 1977, è stato il primo chef a far ricevere per la prima volta una stella Michelin ad un ristorante d’hotel nella città di Milano. Un’impresa veramente ammirevole, che è riuscita a realizzarsi ben due volte durante la sua direzione. E con queste premesse, perché non aprire un ristorante in proprio e tentare nuovamente il colpo? Nel 2022 quindi, Andrea Aprea decide di diventare imprenditore di sé stesso e lasciare il ruolo di dipendente. Non ci resta che aspettare l’apertura del nuovo ristorante che aprirà in Corso Venezia 52, al primo piano del palazzo della Fondazione Luigi Rovati.
I dettagli del nuovo ristorante
Il ristorante, curato in ogni minimo dettaglio e particolare, lascia subito la bocca senza fiato grazie alle linee e al suo design elegante ma innovativo. Progettato dall’architetto Flaviano Capriotti, ha una vetrata panoramica sul parco di Porta Venezia e sullo skyline di Milano. Al pian terreno è disponibile un caffè bistrot, perfetto per chi fa una passeggiata e vuole prendersi una pausa veloce. Dal punto di vista culinario, invece, non mancherà di certo uno dei suoi piatti più iconici all’interno del menù: la caprese Dolce Salato. Infine, verranno proposti 5 menù di lusso: Contemporaneità (155 euro), Partenope (175 euro) Signature (8 portate 195 euro). Al bistrot i piatti vanno dai 20 ai 30 euro.
La questione assunzioni
Sicuramente d’impatto le dichiarazioni lasciate dallo chef stellato in vista dell’apertura, dove ha rimarcato l’importanza di dare “cifre giuste” ai propri collaboratori. Infatti, visto il periodo storico dove numerosi chef di rilevanza sentenziano sulla mancanza di personale giovane, Andrea Aprea risponde con tono deciso e onesto.
“Ho assunto 30 persone, se paghi il giusto trovi personale. Dicono che c’è l’emergenza personale nei ristoranti ed è sicuramente vero. Ma io non ho avuto difficoltà ad assumere i miei trenta collaboratori”.