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Tre cadaveri emersi dalle acque della Darsena di Milano

Tre cadaveri emersi dalle acque della Darsena di Milano

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In Darsena a Milano sono apparsi tre cadaveri, che ora galleggiano nelle acque del canale cittadino.
L’opera artistica ha un significato ben preciso: ecco di cosa si tratta

Cadaveri: l’opera straziante situata nella darsena di Milano

Nella giornata di oggi, 21 novembre 2022, gli sguardi dei cittadini che stavano passeggiando in Darsena sono stati rapiti da un panorama doloroso.
Tre statue, raffiguranti cadaveri, che galleggiano su una zattera di fortuna.

Questa opera di denuncia è stata realizzata dall’artista Angelo Orazio Pregoni, in collaborazione con lo scenografo Marco Ventura.

Poco più avanti, sul ponte che guada la Darsena, appare uno striscione.
Al suo interno, quei tre corpi senza vita perdono anonimità: sono tre uomini e una donna.
Le loro figure sofferenti si stagliano su uno sfondo rosso vermiglio, simboli di un dolore che accomuna tutti i soggetti della scena.

cadaveri darsena
cadaveri darsena

L’impatto visivo delle due opere toglie il fiato. Desolazione, sofferenza, rabbia e disperazione.
La reazione che queste due installazioni vogliono suscitare è chiara, ma a cosa si riferiscono?

Le opere in Darsena in memoria del Massacro di Bucha

Le due opere fanno riferimento ad uno degli eventi bellici più cupi del nostro secolo.
Nonostante la volontà generale dell’autore sia denunciare le atrocità legate alla guerra in Ucraina, lo striscione e la zattera fanno riferimento ad un episodio in particolare, annoverato tra i più atroci del periodo.
Stiamo parlando del Massacro di Bucha, un grave simbolo del genocidio ucraino da parte delle truppe russe, che si sono macchiate di crimini di guerra irrimediabili.

Una delle inchieste che hanno fatto maggior luce su quanto accaduto a Bucha nel marzo 2022 è quella portata avanti dalla testata The Guardian.
Le documentazioni mostrano persone uccise in strada, che stavano evidentemente passeggiando. Alcuni con le mani legate dietro la schiena.
Le immagini suggeriscono un numero spropositato di esecuzioni a danni di civili disarmati.
Alcuni di essi lasciati poi in strada, altri gettati nelle fosse comuni.

“I morti di quella strage inumana meritano un’immagine pura che superi i confini della guerra.
Quelle persone senza un volto, senza una storia raccontata, senza un motivo per morire devono essere un monumento scolpito nel nostro animo. [.]
Credo sia compito preciso dell’artista sporcarsi le mani per primo e rimuovere dagli occhi e dalle coscienze quella artefatta ipocrisia che conduce le persone lontano dalla realtà e dalla compassione”

Racconta Angelo Orazio Peregoni, autore dell’installazione

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