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Covid: durata degli anticorpi? 8 mesi secondo uno studio del San Raffaele
Martina
11 Maggio 2021

Oggi, martedì 11 maggio, è stato pubblicato su Nature Communications un nuovo studio sulla persistenza degli anticorpi da Coronavirus.

Quanto durano gli anticorpi contro il Covid19?

Secondo un nuovo studio condotto dal San Raffaele, pubblicato su Nature Communications, gli anticorpi neutralizzanti contro il Covid resterebbero attivi fino ad almeno otto mesi dopo la diagnosi.
Questa durata è da considerarsi indipendentemente dalla gravità della malattia, dall’età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie.

La comparsa precoce degli anticorpi sembra essere fondamentale per combattere l’infezione con successo: chi non riuscirebbe a produrli entro i primi quindici giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi della malattia.

I ricercatori

La ricerca è stata condotta dall’Unità di Evoluzione e Trasmissione Virale dell’Irccs diretta da Gabriella Scarlatti, in collaborazione con i ricercatori del San Raffaele Diabetes Research Institute diretto da Lorenzo Piemonti.

I ricercatori del Centro per la Salute Globale e del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), coordinati da Andrea Cara e Donatella Negri, hanno lavorato in stretto contatto con il gruppo di Gabriella Scarlatti per sviluppare un nuovo metodo per la valutazione degli anticorpi neutralizzanti contro Sars-Cov-2.

Lo studio

Lo studio è stato condotto seguendo 162 pazienti positivi al Covid19, con sintomi di entità variabile,
che si sono presentati al pronto soccorso dell’Ospedale San Raffaele durante la prima ondata della pandemia in Italia.
I primi campioni di sangue sono stati raccolti al momento della diagnosi e risalgono a marzo-aprile 2020, gli ultimi a fine novembre 2020.

Oltre agli anticorpi specifici e neutralizzanti contro Sars-Cov-2, i ricercatori hanno indagato nei pazienti anche la riattivazione degli anticorpi per i coronavirus stagionali (quelli responsabili del classico raffreddore) con l’obiettivo di verificare il loro impatto sulla risposta contro Sars-Cov-2.

Gabriella Scarlatti, la coordinatrice della ricerca, ha spiegato:

“Questi anticorpi riconoscono parzialmente il nuovo coronavirus e possono riattivarsi a seguito del contagio, pur non essendo efficaci nel neutralizzarlo.
Il timore era che la loro espansione potesse rallentare la produzione degli anticorpi neutralizzanti specifici per Sars-Cov-2, con effetti negativi sul decorso dell’infezione”.

I risultati

Contrariamente a quanto emerso da studi precedenti,
la presenza precoce di anticorpi neutralizzanti contro Sars-Cov-2 è effettivamente correlata a un migliore controllo del virus e a una maggiore sopravvivenza dei pazienti.

La presenza degli anticorpi neutralizzanti, pur riducendosi nel tempo, è risultata molto persistente:
a otto mesi dalla diagnosi erano solo tre i pazienti che non mostravano più positività al test.
La persistenza di questi anticorpi per almeno otto mesi è indipendente dall’età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie.

Infine, secondo i dati analizzati dai ricercatori del San Raffaele, la riattivazione di anticorpi pre-esistenti per i coronavirus stagionali non ha alcuna influenza nel ritardare la produzione degli anticorpi specifici per Sars-Cov-2 e non è associata a maggior rischio di decorsi gravi del Covid19.

“Quanto abbiamo scoperto ha delle implicazioni sia nella gestione clinica della malattia nel singolo paziente, sia nel contenimento della pandemia.
Secondo i nostri risultati, infatti, i pazienti incapaci di produrre anticorpi neutralizzanti entro la prima settimana dall’infezione andrebbero identificati e trattati precocemente,
in quanto ad alto rischio di sviluppare forme gravi di malattia.

Gli stessi risultati ci danno però anche due buone notizie:
la prima è che la protezione immunitaria conferita dall’infezione persiste a lungo;
la seconda è che la presenza di una pre-esistente memoria anticorpale per i Coronavirus stagionali non costituisce un ostacolo alla produzione di anticorpi contro Sars-Cov-2.

Il prossimo step è capire se queste risposte efficaci sono mantenute anche con la vaccinazione e soprattutto contro le nuove varianti circolanti, cosa che stiamo già studiando in collaborazione con i colleghi del ISS”.

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