Il crollo dei parchi divertimento: le conseguenze del green pass

Il crollo dei parchi divertimento: le conseguenze del green pass

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“Dopo l’annuncio del Governo sul green pass, la maggior parte dei parchi divertimento sta già ricevendo disdette e richieste di risarcimento da parte dei clienti che avevano acquistato biglietti e abbonamenti per date successive al 5 agosto: dallo scorso anno, infatti, i parchi hanno attivato un meccanismo di prevendita per rispettare il contingentamento delle presenze ed evitare gli assembramenti alle casse”.

L’allarme è stato lanciato dall’Associazione parchi permanenti italiani, aderente a Federturismo Confindustria, che si oppone all’obbligo di green pass per accedere ai parchi divertimento a partire dal 6 agosto.

“Il provvedimento condivisibile nella teoria, non è attuabile nella pratica con un termine di tempo così ravvicinato. Lo Stato rischia di discriminare il 50% dei cittadini, senza peraltro avere le risorse necessarie per garantire loro l’accesso al green pass, qualora ne facessero richiesta”.

Giuseppe Ira, presidente Associazione parchi permanenti italiani e di Leolandia (Bergamo)

L’effetto green pass nei parchi divertimento

Le attività dei parchi divertimento sono soggette a rigorosi protocolli di sicurezza e si svolgono all’aperto, come spiagge, giardini pubblici e ristoranti all’aperto, accessibili senza green pass.

Il green pass è poi applicabile dai 12 anni in su: molti parchi divertimento sono meta proprio di teenagers e ragazzi, le fasce meno vaccinate della popolazione.
“Dopo quasi 8 mesi di chiusura forzata – avverte – le aziende hanno riaperto dal 15 giugno e stavano registrando un buon andamento, migliore rispetto allo stesso periodo del 2020: trend che ora rischia una brusca interruzione nel mese più importante della stagione e senza possibilità di recupero.

La crisi dei parchi: il 20% non ha riaperto

Nel 2020 le aziende del settore dei parchi divertimento in Italia in media hanno registrato perdite del 75%, collocandosi a pieno titolo tra le più colpite dalla crisi.
Il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all’apertura e mentre altre sono dovute passare sotto fondi di investimento stranieri.

In Italia ci sono circa 230 aziende tra parchi tematici, faunistici e acquatici, e nel 2019 ha generato un giro d’affari di 450 milioni di euro riferiti alla biglietteria.
A livello di occupazione, il settore impiega 25.000 persone tra fissi e stagionali, 60.000 con l’indotto.

Nel 2019 sono stati 20 milioni i visitatori provenienti dall’Italia, a cui si aggiungono 1,5 milioni di stranieri, per un totale di 1,1 milioni di pernottamenti in hotel.

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