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Kippahaperitivo, l’aperitivo a Milano contro l’antisemitismo che ci riguarda tutti

Ieri si è tenuto un Kippahaperitivo in zona Darsena, il primo aperitivo solidale contro l’antisemitismo a Milano… e ogni forma di discriminazione.

 

Kippahaperitivo: la kippah come simbolo di solidarietà

Basta un gesto, piccolo ma potente, per esprimere solidarietà contro le ingiustizie sociali e gli atti discriminatori. E un aperitivo può costituire un’occasione di raccoglimento e incontro adatta a esprimere la propria vicinanza alle vittime di soprusi e ingiustizie.

Il gesto in questione è indossare una kippah, il copricapo ebraico, nel contesto di un happy hour dal nome Kippahaperitivo, appunto.
Si è svolto ieri sera, martedì 26 luglio, in Corso San Gottardo all’incrocio con la Darsena, nell’esatto punto in cui lo scorso 20 maggio un avvocato trentenne è stato aggredito perché indossava il caratteristico zucchetto rituale.

Un chiaro atto di discriminazione antisemita, che non è passato inosservato agli occhi della comunità, la quale si è riunita simbolicamente e letteralmente allo sventurato, ospite speciale dell’evento, presentandosi provvisti del tipo cappello ebraico all’appuntamento in Darsena.

 

Perché non è stato solo un atto antisemita?

“(non è) solo un gesto di solidarietà verso gli ebrei, ma un’iniziativa per la libertà religiosa. Meglio chi mette una kippah in testa di chi preferisce mettere la testa sotto la sabbia dell’indifferenza.”

Puntualizza Davide Romano, ex assessore alla cultura della comunità ebraica di Milano.

Tra i presenti, e per questo supporter dell’iniziativa, Laura Mastrobernardino, Alessio Alberti, il segretario dell’associazione “Myriam Cazzavillan” e degli Amici di Marco Pannella Gianni Rubagotti e il presidente dell’associazione Milano Vapore e consigliere comunale Giampaolo Berni.

Anche Berni ha speso parole sull’aggressione, a cui nessuno di noi, neppure chi non si sente direttamente coinvolto, dovrebbe voltare le spalle:

“Il nostro Stato di diritto è figlio della cultura giudaico-romana e cristiana e dobbiamo ricominciare a lavorare per un’Europa in cui il Mediterraneo sia un luogo di Pace, benessere e sviluppo”.

Perché è solo questione di tempo prima che tocchi a qualcun altro. A un’altra etnia, credo religioso, o qualsiasi manifestazione di pensiero o d’identità.

“C’è chi ha deciso di non essere indifferente a un episodio di antisemitismo che non è purtroppo il primo a Milano. Servono interventi delle forze dell’ordine, della magistratura e del Comune ma la prima risposta la devono dare persone normali e cittadini impegnati in politica. Se portare la kippah significa essere ebrei e quindi indesiderati portiamola tutti, portiamola in pubblico, portiamola negli incontri pubblici, anche chi segue altre religioni, trasformando in pratica le discussioni sull’ecumenismo”.

Così Rubagotti invita a una chiara presa di posizione che tutti noi, soprattutto chi si trova in una condizione privilegiata, dovremmo assumere affinché sortisca l’effetto desiderato: sensibilizzare e farci sentire più uniti.

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