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La mappatura degli spazi ibridi di Milano
7 Marzo 2022

A Milano la rete spazi ibridi si sta espandendo: spazi riqualificati, cascine, luoghi di culto sconsacrati o spazi per uffici che aprono le porte a progetti legati all’arte, alla cultura, all’incontro, al food, al commercio e all’associazionismo.

Un fenomeno popolare negli ultimi anni che si è intensificato con la pandemia.
Questi spazi ibridi sono locali nati in risposta ad una domanda polifonica dei bisogni della comunità, aumentati successivamente alla pandemia: la città di Milano ha promosso le realtà di quartiere e il programma “Città a 15 minuti” come forma di prevenzione contro la circolazione del virus.

Tra i luoghi più innovativi troviamo bar-portinerie di quartiere, librerie-coworking, negozi-centri di attività spesso collocati in spazi riqualificati, come ex spazi industriali, cascine, ex luoghi di culto, ex scuole, ex spazi per uffici.
Il Comune di Milano ha dunque pensato di stilare un registro per questa forma di innovazione socioculturale, che prende il nome di Rete spazi ibridi.
Uno strumento utile per mappare e registrare le realtà presenti sul territorio meneghino, avente lo scopo di analizzare e comprendere gli effetti di rigenerazione urbana.

Gli spazi urbani a Milano

La prima mappatura è iniziata circa un anno fa, nella primavera del 2021, e al momento conta 26 spazi ibridi distribuiti in tutto il territorio milanese, con un’utenza complessiva di oltre 1 milione di persone all’anno:
dall’area ex Ansaldo, che oggi ospita Base Milano, all’ex cascina che ha visto nascere Mare Culturale Urbano, all’ex fabbrica di cristalli che oggi ospita lo Spirit de Milan, fino al Mercato Lorenteggio che oggi propone un mix di commercio tradizionale e iniziative sociali e aggregative per il quartiere.

 

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Chi si può iscrivere alla rete?

Il bando è rivolto ad operatori pubblici e privati che gestiscono uno o più spazi socioculturali sul territorio di Milano svolgendo attività di innovazione in questo ambito in modo continuativo e non occasionale da almeno un anno.

Dal Comune hanno fatto sapere:

“Il provvedimento nasce dalla volontà di riconoscere e facilitare la creazione di una rete coordinata delle realtà di socialità, aggregazione e fruizione culturale,
attive soprattutto nei quartieri meno centrali di Milano,
e nate spesso dal recupero di parte del patrimonio immobiliare pubblico e privato abbandonato o sottoutilizzato.”

Nel momento della candidatura ogni spazio aderente dovrà indicare una o più “funzioni prevalenti”, che possono essere sociali, culturali, aggregative, educative e affini. Così sarà possibile individuare le vocazioni dei singoli spazi e rafforzare il rapporto con l’Amministrazione, favorendo lo sviluppo di specifici progetti tematici.

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