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Milano: esperimenti in discoteca con test e green pass

Milano: esperimenti in discoteca con test e green pass

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Esperimenti per riaprire le discoteche attraverso l’utilizzo di test e green pass.

La Silb-Fipe, la federazione delle imprese di intrattenimento italiane, ha organizzato un esperimento in una discoteca al chiuso, a Milano, e in una all’aperto, a Gallipoli, per verificare le condizioni e i protocolli di riapertura.

Le date e i locali

Il Fabrique di Milano è pronto a sperimentare l’apertura del locale al chiuso nell’ultima settimana di maggio

La data dell’evento al Praia di Gallipoli, invece, è il 5 giugno.

Come funziona?

L’iniziativa prevede che i clienti entrino nei locali con il green pass (che attesta il completamento della vaccinazione anti covid oppure la presenza di anticorpi per guarigione o, ancora, un test antigenico o molecolare effettuato nelle precedenti 48 ore) ed escano sottoponendosi ad un tampone per verificare la negatività o la positività al Covid19.

Un tentativo di protocollo, non ufficiale, per sperimentare un modo di riaprire i locali anche in vista della stagione estiva.

Maurizio Pasca, presidente della Silb-Fipe, rende noto che i locali notturni sono disponibili ad organizzare open day per i vaccini affinché si possano raggiungere sempre più giovani:

“Serviranno gazebo e spazi esterni ma, se il governo lo ritenesse opportuno, ne potremmo discutere.
Noi siamo disponibili:
prima si vaccinano tutti, prima si torna alla normalità, ognuno deve dare il suo contributo”.

Il concerto test di Barcellona

Il 27 marzo, a Barcellona, si era svolto un concerto della band Love of Lesbian, al Palau de Sant Jordi, con un pubblico di cinquemila persone tutte sottoposte a test anti covid prima dell’ingresso e rifornite di mascherina Ffp2 da parte dell’organizzazione, senza distanziamento.

Dopo un mese dall’evento, le autorità catalane hanno diffuso i risultati: in seguito al concerto erano stati rilevati sei nuovi contagi da covid ma, attraverso successive indagini, era stato stabilito che quattro di questi non erano certamente riconducibili alla partecipazione al concerto,
mentre vi erano dubbi sui restanti due.

Si era trattato di un esperimento di protocollo per fare ripartire lo spettacolo dal vivo.
Un esperimento, però, criticato da Claudio Trotta, “patron” di Barley Arts, che ne ha parlato in un’audizione del consiglio comunale di Milano:

“Non è possibile fare tamponi a tutto il pubblico partecipante a uno spettacolo dal vivo perché il costo, per ognuno di essi, sarebbe insostenibile, soprattutto per i piccoli impresari o le compagnie con risorse limitate”

e, inoltre, molti luoghi di spettacolo non dispongono di spazi idonei da riservare a questa operazione.
L’imposizione del test renderebbe la riapertura sostenibile solo “per una minoranza del mondo dello spettacolo”.

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