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La vera storia dell’aperitivo: ecco com’è nato

No Aperitivo, No Milano… perché la città, senza il suo rito, sacro non sa sopravvivere.
Scopriamone la storia: da rimedio medico, a vero e proprio fenomeno sociale mondiale.

La storia dell’aperitivo: gli antichi classici

La Grecia è la culla della civiltà occidentale. Anche in ambito aperitivo.
Nel V secolo a.C., il medico Ippocrate somministra un medicinale di propria invenzione a chi è inappetente.
La ricetta? Vino bianco dolce, fiori di dittamo, assenzio e ruta.
Il sapore? Leggermente amaro.

Da bravi buongustai, i romani importano tale bevanda, arricchendola con rosmarino, salvia, timo e fogli di mirto: nasce il Vinum Absinthium, servito per stuzzicare l’appetito dei commensali. Lo stesso termine “aperitivo” deriva dal latino aperitivus, ciò che apre (in questo caso, lo stomaco). 

Il Medioevo 

Passano i secoli e la ricetta di Ippocrate giunge nelle mani dei primi erboristi, che la denominano Vinum Hippocraticum (l’odierno Ippocrasso). Da qui la scoperta rivoluzionaria: a stimolare l’acquolina non sono gli ingredienti di quei cocktail ante litteram in sé, quanto piuttosto il sapore amaro che lasciano.

storia aperitivo

Non è quindi una coincidenza che i drink che beviamo oggi durante l’aperitivo siano caratterizzati da un sapore tipicamente amaro.

Inizia il derby Milano – Torino

Il Vermut di Carpano

Poveri noi milanesi, lo dobbiamo ammettere.
L’aperitivo nasce a Torino nel 1786 nella bottega di Antonio Benedetto Carpano.
Il suo prodotto è semplice, un vino aromatizzato, battezzato
Vermut dal tedesco wermut (assenzio), ma il successo sarà clamoroso. 

Anni dopo, infatti, re Vittorio Emanuele II, gradendolo così tanto, lo rende l’aperitivo ufficiale di Corte.
La voce si sparge e la richiesta diventa così alta che dal 1840 al 1844 il negozio è costretto a rimanere aperto 24h.

Tra i clienti più celebri si annoverano il conte di Cavour, Giuseppe Verdi, Urbano Rattazzi e Massimo d’Azeglio. 

L’aperitivo che si consuma in questi tempi, però, non è ancora quello attuale, quanto piuttosto un’abitudine di frequentare i luoghi di ritrovo e di cultura in voga al momento

0 a 1 per la città di Torino.

 

La curiosità del “Punt e Mes”

Ne 1870, la bevanda viene chiamata così. Ma perché?

Alcuni sostengono per il primo Re d’Italia, che la definisce “un punto e mezzo” più amara rispetto alle altre.
Per altri è merito di un agente di borsa che, preso da una discussione, per ordinare il classico
Vermut con l’aggiunta di una mezza dose di china, si lascia scappare tale espressione dialettale. 

La nuova denominazione viene fin da subito accompagnata da una peculiare abitudine.
Per chiederne un bicchiere, bastava semplicemente sollevare il pollice (un Punt) e tracciare con la mano tesa un movimento orizzontale nell’aria (il Mes). 

storia aperitivo

Milano contrattacca

Milano non ci sta e per ritagliarsi il proprio spazio di “Capitale mondiale dell’aperitivo” dà i natali all’Amaro Ramazzotti nel 1815 (link) e al Campari nel 1860. 

Poco dopo, Torino pareggia i conti con il suggestivo Martini, il cocktail che va assaporato “agitato, non mescolato”. Parola di James Bond.

Siamo 2 a 2. Palla al centro.

Il Novecento

Con l’inizio del XX secolo, l’aperitivo inizia ad assumere le attuali caratteristiche di fenomeno sociale.
Nei
menù dei bar è possibile trovare cocktail sempre più variopinti ed innovativi, accompagnati da stuzzichini veri e propri.

Milàn l’è un gran Milàn e lo sa dimostrare benissimo.
Nel 1985 diventa l’iconica “Milano da Bere”, grazie allo spot del Ramazzotti. 

Triplice fischio. Milano ha saputo accaparrarsi il tanto agognato spazio.

 

Vinicio Valdo, papà dell’aperitivo milanese 

È merito dell’intuizione di Vinicio Valdo, che nasce l’aperitivo milanese nella tipica formula di accoppiata vincente tra drink e buffet. 

L’idea arriva dall’attenta osservazione dei propri clienti: più si dava loro da mangiare, più si trattenevano nel locale e più erano soliti ordinare da bere.
Si arriva così al celeberrimo “apericena”, un aperitivo in grado di sostituire in tutto e per tutto il più lauto pasto della cena.

Oggi, l’aperitivo è vera e propria occasione per socializzare, potendo passare tempo in compagnia, senza la preoccupazione di tornare a casa per cucinare. 

Guai a chiamare questo momento Happy Hour, però! Infatti, tale termine anglosassone prevederebbe solamente la possibilità di consumare due drink al prezzo di uno. Senza stuzzichini o altro da mangiare.

Teniamolo a mente il prossimo 26 maggio, quando si festeggia il World Aperitivo Day!! 

L’occasione perfetta per preparare il vero aperitivo milanese.

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